
Veltroni si è dimesso.
Il progetto politico da cui nacque il Partito Democratico era ed è, per certi versi, travolgente. Quel manifesto scaldò le anime di tutti quelli che credono che la politica si possa e si debba fare in un altro modo. Apriva una speranza nuova. Veltroni impersonava la figura giusta per traghettare un partito nuovo fuori dalle acque immobili di una sinistra che non riusciva più a rappresentare le esigenze del popolo, occupata soltanto a difendere le posizioni. Veltroni eletto alle primarie del 14 ottobre 2007, con il 75, 81% dei consensi, portava il PD ad essere forza a vocazione maggioritaria e il primo partito in Italia. Inoltre quel progetto rappresentava una reazione alla eccessiva frammentazione politica. In sedici mesi che cosa è successo? Io ritengo che l’investitura plebiscitaria a segretario di Walter Veltroni, non ha determinato, purtroppo, né l’indebolimento e tantomeno la scomparsa della categoria oligarchica dei dirigenti DS e Margherita. I capi corrente hanno impedito di fare scelte chiare e coraggiose in materia di organizzazione del partito e guardato alla nuova nascita come a un nuovo contenitore ove poter continuare a sopravvivere. La sinistra italiana ed il Pd continuano a farsi male da soli in una specie di gioco masochistico.
Il centro sinistra italiano continua a dividersi sulle idee, il centro destra si ricompatta sugli interessi e sul potere. Penso sia un fatto culturale e filosofico. La destra decreta un capo, il centro-sinistra mette continuamente in discussione il suo leader.
Sono fermamente convinto che non è in discussione il progetto politico che si rifà ad una social-democrazia autentica come quelle americana e inglese di Blair che hanno cambiato le Sorti dell’Europa, ma è un problema di dirigenti e di uomini.
Per chi, come me, crede che il progetto sia la funzione stessa di un modo di pensare e di essere, il documento di Orvieto resta valido ed efficace.
Poiché ritengo che l’Italia sia a rischio di democrazia per il capo che si ritrova, il Pd deve ripartire e proporsi come opposizione solida e forte, aspirando a diventare governo. In Italia solo il Partito Democratico può essere e fare questo. Bisogna però che finisca l’etero direzione e che ci si doti della capacità di elaborare una propria linea politica e la volontà di imporla anche con determinazione alle lobbies che circondano il partito.
Un Pd progressista e liberale attento alle istanze sociali da qualunque parte esse arrivino.
Non è Berlusconi l’uomo nuovo, poiché dimostra continuamente di non essere libero (e come potrebbe?) dai condizionamenti dei potenti e dei suoi affari, ma riesce a rappresentare l’uomo capace di decidere. Ma bisogna essere di centro destra per poterlo e saperlo fare? Anche per il cavaliere, con un Pd debole, diventa più difficile governare. E’ l’ora del coraggio, è il momento di cambiare definitivamente, è il tempo dell’abbandono dei personalismi, è l’epoca della determinazione e della voglia di fare politica in maniera etica e donativa. La persona umana rimessa al centro del mondo.
Anche a livello locale si rende necessaria la riacquisizione di una dignità di appartenenza.
Non basta e non serve farsi male perseverando in critiche continue e continuamente esternate.
Si porti il proprio contributo all’interno di una discussione anche aspra ma costruttiva. Si abbandoni la logica della disquisizione fine a sé stessa. Non ce n’è proprio necessità.
Bisogna lottare all’interno e credere che molto si possa cambiare.
L’idea è quella giusta, lavoriamo tutti per realizzarla.
Enzo D’Isidoro



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